CIMP Cap - Conferenza
Italiana Ministri Provinciali Cappuccini
Segretariato per la Carità e per la Profezia
(Servizio per la Pastorale della Salute)
Convegno nazionale
I Cappuccini impegnati nella Pastorale
della Salute
ritornano a Paestum (SA) dopo 25 anni
Preparazione e svolgimento
Nei giorni 28 Maggio - 1 Giugno 2002,
il Servizio per la Pastorale della Salute del Segretariato per la
Carità e per la Profezia della CIMP Cap (Conferenza Italiana
Ministri Provinciali Cappuccini) riorganizza al Centro di Spiritualità
del Getsemani di Capaccio-Paestum (SA) un convegno nazionale sul
tema: La Pastorale della Salute e i Cappuccini italiani. Risvolti
del XX secolo. In precedenza, cioè nel 1976, proprio in questo
luogo fu organizzato un convegno sull'evangelizzazione e promozione
umana. Allora i cappellani presenti erano 120, oggi tra i quaranta
partecipanti c'era la presenza di una diecina di laici attivamente
impegnati nelle cappellanie dove operano i nostri cappellani di
Catania, Cosenza, Messina, Genova (cfr allegato).
Il convegno, atteso da tre anni dagli operatori della Pastorale
della salute, si è potuto fare a partire dal volume appena
pubblicato che porta lo stesso titolo. In questo volume sono raccolte
le indicazioni sgorgate dai cappellani stessi a partire da Ariccia
1997 (Roma) e, successivamente, dal raduno dei responsabili provinciali
di questo settore apostolico svolto a Salsomaggiore Terme 1998 (Parma),
che si sono interrogati sulla riforma dei segretariati e sulla collocazione
di questo apostolato nel contesto delle molteplici attività
svolte dai cappuccini italiani. Il volume termina con le indicazioni
date dalla ristrutturazione dei nuovi segretariati. Particolarmente
apprezzate sono apparse le indicazioni suggerite dal Ministro Generale
dell'Ordine e dal suo Vicario Generale.
I contenuti
Le relazioni svolte hanno suscitato
molto interesse nei partecipanti e dei vivaci dibattiti.
Il Prof. C. Rocchetta, teologo e docente universitario, nella prima
relazione ha toccato il valore antropologico dei sacramenti che
nei suoi risvolti trasforma tutto l'uomo in Cristo. Nella seconda
relazione, lo stesso relatore ha parlato sulla teologia della tenerezza
per una rinnovata Pastorale della Salute. Le implicanze pastorali
fatte da questa nuova, e per molti versi ancora inesplorata, impostazione
teologica sono molteplici e gli agganci con il francescanesimo,
entusiasmanti, perché s'intravede un Dio che concretamente
s'incarna in ogni uomo e la risposta dell'uomo che diventa, con
la forza della grazia e non certo per sua capacità, un segno
della tenerezza e dell'affetto di Dio per l'uomo sofferente.
Su questi contenuti si è collocata la relazione di Mons.
Sergio Pintor, direttore dell'Ufficio CEI per la Pastorale della
sanità. I nuovi percorsi della pastorale sanitaria italiana
da lui indicati e le attese che i cappuccini italiani dovrebbero
soddisfare, sono quelli del servizio, della condivisione, della
collaborazione e della itineranza.
Se in ambito teologico ed ecclesiale i percorsi sono abbastanza
chiari, non è certo così quando il Servizio di Assistenza
religiosa deve rapportarsi con l'attuale Servizio Sanitario Nazionale,
perché la sanità ha cambiato volto. L'Assistenza Religiosa,
diceva l'avvocato Antonio Cardarella, direttore ospedale S. Elia
Caltanisetta nella sua relazione inviata per scritto, non deve deludere
le nuove opportunità che si profilano, ma offrire un servizio
specifico, qualificato e coinvolgente per il pubblico. Non ovunque
in Italia le leggi regionali sanitarie sono state così attente,
mentre alcune regioni hanno avuto il coraggio di stipulare delle
intese con gli ordinari diocesani.
In questo convegno si attendeva la presenza fra Antonio Ascenzi,
Vicario generale dell'Ordine, per trattare il tema: I Cappuccini
di fronte all'evangelico dovere del curare gli infermi. Il Vicario
Generale, non potendo essere presente ha inviato una lettera che
è stata giudicata coraggiosa e propositiva dai partecipanti,
i quali s'impegneranno di farla conoscere ai confratelli della propria
provincia.
Il tema, comunque, è stato degnamente trattato dal Prof.
Fra Felice D'Onofrio, medico e bioeticista. Il relatore, ripercorrendo
come medico e credente alcune recenti sfide poste dalla bioetica
e i rispettivi risvolti morali, ha dimostrato che le ragioni della
fede sono delle illuminanti e sagge risposte alle regioni della
scienza. Il cappellano, con la sue capacità di sapersi situare
nell'ambiente sanitario, deve portare lì queste regioni con
il suo linguaggio semplice, convinto, ma anche scientificamente
motivato.
Al di là delle relazioni e di questi apprezzati contenuti,
il convegno si è rivelato, ed è ciò che più
conta, una proficua esperienza di fraternità. Gli ampi spazi
di comunione, di scambi di esperienze, di confronto schietto e sincero,
che si sono svolti sia in aula che nei lavori di gruppo, sono stati
da tutti apprezzati ed hanno allargato il cuore. Si è scoperto
che i frati amano molto "raccontarsi" sia in modo formale
che informale. È in questo contesto che si è vissuta
una rilassante mattinata in fraternità tra le rovine archeologiche
di Paestum, iniziando con il canto delle lodi nella basilica paleocristiana
del IV Secolo.
Linee operative conclusive
Cos'è emerso da questo convegno?
Innanzitutto la voglia di essere "testimoni di una tradizione",
quella cappuccina che si colloca accanto ai malati e sofferenti.
Ma anche il desiderio di andare oltre a certe mentalità precostituite
che soffocano ancora questo servizio.
Qualcuno ha fatto giustamente osservare che nel convegno degli ospedalieri
del 1976 che si svolse proprio qui a Paestum, i frati erano 120,
oggi sono solo 30 con 10 laici. Questa non è stata solo una
osservazione di ordine numerico, ma in radice c'è l'amore
ad una presenza che è stata qualificante per i cappuccini.
Nel contesto attuale si deve allargale la visuale di questo servizio
apostolico perché la sanità si riversa nel territorio.
Perciò, si deve prestare attenzione ai malati a domicilio,
agli anziani soli, alle situazioni di disagio di molte famiglie
che da sole devono affrontare i disagi provocati da handicap o malattie
di vario genere. Questi frati, che non sono negli ospedali ma nei
conventi e nelle parrocchie e che quasi quotidianamente sono a contatto
con queste situazioni, non potrebbero trarne vantaggio da incontri
come questo? Evidentemente, la "Pastorale della salute"
con le sue ampie vedute richiede un cambio di mentalità.
Di fronte al mandato di Gesù che dice ai discepoli: "Andate
Curate gli infermi!" si è visto che anche ai frati che
lavorano in questa vigna o a quelli dell'orticello accanto, viene
richiesto di "convertirsi" e di "crederci":
di convertirsi alla causa dei poveri e sofferenti e di credere che
quei volti portano l'impronta del volto di Cristo. Ed è questa
la vera scoperta che, come lo fu per Francesco d'Assisi a contatto
con i lebbrosi, riempie il cuore e dà gioia all'anima.
fra Mariano Steffan
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