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Pietro Antonio Cortinovis (in religione Cecilio
Maria), servo di Dio, nacque a Nespello, frazione di Costa
Serina (Bergamo) il 7 novembre 1885 da Lorenzo e Angela Gherardi.
Fu il settimo di nove figli in una famiglia di contadini.
Venne educato, con profondo influsso della madre, tra il duro
lavoro nei campi e sulle montagne, con profondo spirito cristiano.
A sei anni il piccolo Antonio si recava in chiesa con la madre
di buon mattino, prima di andare a scuola. Sia la chiesa che
la scuola erano lontane dalla casa dei Cortinovis e il ragazzo
doveva percorrere un lungo tragitto fra i sentieri della montagna.
Il 7 aprile 1896 ricevette la prima comunione e fu per lui
una esperienza che restò impressa per tutta la vita.
Il suo grande amore all'Eucarestia divenne da allora il suo
centro spirituale.
Nel duro lavoro nei boschi, nei prati e col bestiame trascorse
i suoi primi 22 anni, coltivando nel cuore quella chiamata
che sentiva sempre piú forte a consacrarsi a Dio. Consigliato
dal parroco, scelse la vita cappuccina e il 21 aprile 1908
abbandonò la sua casa e la sua famiglia e in giornata
raggiunse Sovere e il giorno dopo Lovere. Qui il 29 luglio
vestí l'abito cappuccino e prese il nome di fra Cecilio
Maria. Scelse di essere fratello laico. Il 2 agosto 1909 emise
la sua professione religiosa. Il giorno dopo lasciò
il convento di Lovere per Albino, dove doveva svolgere gli
uffici di sacrista, refettoriere, aiuto portinaio e infermiere.
Fu un piccolo rodaggio. Cinque mesi dopo fu trasferito a Cremona
con gli stessi uffici, dove rimase per altri tre mesi per
poi passare il 29 aprile 1910 al convento di Milano, Monforte,
detto poi di Viale Piave, dove resterà fino al 19 ottobre
1982, quasi tutta la vita. Il suo primo compito fu quello
di comunitiere, infermiere e aiuto sacrestano. Quest'ultimo
ufficio gli permetteva di restare lungamente in chiesa a servire
le messe e a tenere in ordine gli arredi sacri, con suo grande
diletto. Il tabernacolo divenne, come egli scrive nel suo
Diario, il suo vero libro.
Nell'aprile del 1914 fu colpito da una meningite che lo condusse
alle soglie dell'altra vita. Qui ebbe un'esperienza spirituale
profonda che gli fece sperimentare il giudizio benevolo di
Dio nel momento dell'incontro finale, e sarà questo,
un ricordo vivissimo e ripetuto nel suo Diario. La sua guarigione
si deve all'intercessione del beato Innocenzo da Berzo. Scoppiata
la prima guerra mondiale, venne chiamato alle armi e il primo
luglio 1916 arruolato nel V Reggimento alpini a Tirano, provincia
di Sondrio. Nelle lunghe marce ed esercitazioni il suo cuore
non regge e viene rimandato a Milano dove, con sua grande
gioia, può emettere il 2 febbraio 1918 la professione
solenne. Con la guerra crebbero i poveri e la porta del convento
era un loro punto di ritrovo. Egli suppliva spesso e volentieri
il portinaio, e svolgeva sempre il suo lavoro come aiuto sacrista
alle dipendenze di un fratello spesso assai duro con lui.
Qui affinò la sua umiltà.
In seguito divenne sacrista titolare e dal 1921 svolse il
compito di portinaio che disimpegnò fino al 1970, una
vita. Il 5 luglio 1922, all'alba, mentre era nella sua cella,
ebbe una esperienza mistica che segnò tutta la sua
vita. In un istante fece l'esperienza di Dio e delle verità
della fede e vide la posizione di tutte le anime davanti a
Dio. I superiori erano soddisfatti della sua presenza e del
suo lavoro. Conobbe e influí su molte persone, come
sull'industriale Marcello Candia, che lasciò tutto
per trasferirsi in Brasile a servire i lebbrosi, dicendo di
aver imparato a servire i poveri alla scuola di fra Cecilio.
In quegli anni , ricorrendo il VII centenario della morte
di san Francesco, Cecilio Maria contribuí all'erezione
del monumento a S. Francesco a Milano con la sua questua quotidiana
di porta in porta, di palazzo in palazzo. La statua in bronzo,
realizzata dallo scultore fiorentino Domenico Trentacoste,
è ispirata al volto di fra Cecilio che, per obbedienza,
fece da modello all'artista. L'opera venne inaugurata il 28
ottobre 1926.
Fra Cecilio desiderava diventare missionario, magari a servizio
di Daniele da Samarate, il confratello sacerdote lebbroso.
Ma la sua vita fu una grande missione nel cuore della città
di Milano. Quando scoppiò la seconda guerra mondiale
e i bombardamenti colpirono il convento nel 1942 e 1943, fra
Cecilio rimase al suo posto. E la sua carità ebbe modo
di esprimersi a favore di tante famiglie povere, e di due
monasteri di suore di clausura, oltre che a collaborare a
salvare i perseguitati e specialmente gli ebrei. Con vari
stratagemmi difese il convento dalle perquisizioni dei tedeschi,
che sospettavano i frati, specie quando il 13 giugno 1944
p. Giannantonio Agosti da Romallo, confessore di lingue estere
nel Duomo, era stato arrestato e deportato nei campi di concentramento.
Era consultato anche dal card. Schuster, ora beato, che lo
amava e ammirava. Per i poveri aveva alcune concessioni dal
Prefetto della città per assegnar loro pane, riso e
pasta; ed egli doveva lottare in Prefettura quando questi
permessi gli venivano tolti. Egli avrebbe voluto qualcosa
di meglio per questi poveri, che vedeva spesso sotto la pioggia
e nel gelo o sotto il sole in interminabile fila. La sua preghiera
venne esaudita nel 1959. Un signore si offerse di edificare
un ambiente accogliente nell'ultimo pezzo di terreno rimasto
al convento. Il 20 dicembre 1959 la casa, con tutti i servizi
di cucina, dispensa ecc. e 150 posti, che sarà chiamata
l'Opera di S. Francesco, venne inaugurata solennemente dal
card. Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI. Qui fra
Cecilio profuse il meglio di sé nella carità.
Qui serví fino al 1979, con giornate intensissime di
preghiera al mattino presto, e di lavoro fino a sera, per
poi finire davanti al tabernacolo a intercedere per i bisogni
della città. Cosí ha consumato tutte le sue
energie.
A partire dal 1979 era soggetto a frequenti malattie delle
vie respiratorie e il suo cuore era diventato fragile. Allora
si concentrò sulla carità spirituale. Una moltitudine
di gente veniva a parlare con lui delle sue tribolazione.
Egli, sempre accanto alla sua Madonnina, con parole schiette
e semplici diffondeva pace e consolazione e si narrano anche
grazie e miracoli. Il 19 ottobre 1982 venne portato a Bergamo
nell'infermeria dei frati. Altre volte vi era stato, ma poi
si era ripreso. Accoglieva ancora molte persone. Pregava sempre
e pregando serenamente si spense il 10 aprile 1984. Dopo i
solenni funerali a Milano, fu sepolto nel cimitero maggiore,
ma dal 31 gennaio 1989 riposa nella sua chiesa di Monforte,
accanto alla sua Opera. Egli ha lasciato un suo Diario spirituale,
scritto per ordine dei suoi confessori, che in parte già
pubblicato, rivela splendidamente, anche se con linguaggio
semplice e indotto, la sua grande anima di apostolo, innamorato
dell'Eucarestia, servo dei poveri, testimone del carisma francescano.
La fama di santità ha spinto il card. di Milano a iniziare
il processo informativo il 27 settembre 1993, conclusosi solennemente
il 10 aprile 1995. Il decreto di validità venne emesso
il 22 marzo 1996. Ora si sta preparando il Summarium e la
Positio.
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