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Gesualdo da Reggio

(1725-1803)

Gesualdo da Reggio Calabria, venerabile, nacque il 18 ottobre 1725 da Francesco Melacrinò e da Saveria Melissari e al battesimo ebbe i nomi di Giuseppe, Marco, Antonio e Luca. Studiò nel seminario arcivescovile, sotto la guida spirituale del filippino Salvatore Votano, distinguendosi per l'intelligenza aperta, per la pietà e per l'amore verso gli ammalati. A quindici anni entrò tra i cappuccini e fece il noviziato a Fiumara di Muro. Oltre che delle scienze sacre, acquistò grande padronanza delle lingue classiche e moderne, cioè del latino, del greco, dell'ebraico, dell'aramaico, del francese e dello spagnolo, per cui era ritenuto un poliglotta e un enciclopedico. Fu nominato lettore ed insegnò filosofia a Fiumara di Muro prima ancora di ricevere l'ordinazione sacerdotale, che gli fu conferita nel 1750. Fu quindi inviato a Bologna per perfezionarsi nella teologia e nell'eloquenza; ma il superiore di quel convento scrisse al provinciale di Reggio Calabria che, invece di uno studente, gli era stato inviato un maestro. Continuò poi gli studi a Firenze e a Roma.

Ritornato in Calabria, fu applicato all'insegnamento sia negli studi dell'Ordine sia nel seminario arcivescovile; nello stesso tempo si diede alla predicazione, conteso da tutti i vescovi della Calabria e della Sicilia. Venne eletto ministro provinciale in un periodo difficile a causa delle vicende politiche del tempo. Predicò nel duomo di Reggio cinque quaresime consecutive, cambiando sempre argomento.
Introdusse la riforma nel convento di Terranova ed evangelizzò quasi tutta la Calabria centro-meridionale. Per il suo zelo e per la sua virtú fu chiamato l'"Apostolo della Calabria".

Favorito di doni straordinari e di poteri taumaturgici, le sue frequenti estasi vennero debitamente accertate nei processi di beatificazione. Tra i prodigi piú famosi si ricorda la traversata dello stretto di Messina a piedi.
Pio VI, dietro proposta del re Ferdinando IV, gli offrí il vescovado di Martirano il 9 settembre 1791, ma, per umiltà, egli ricusò decisamente. Eletto provinciale, nel 1802, predisse che non avrebbe compiuto il triennio. Morí, infatti, a Reggio il 28 gennaio 1803. Ai funerali accorsero clero e popolo, facendo a gara per avere qualche reliquia del suo saio. Fu sepolto nella chiesa del suo Ordine in città, da dove fu poi trasferito al santuario della Madonna della Consolazione, ufficiato anch'esso dai cappuccini di Reggio.
La fama di santità e dei miracoli ne fece iniziare immediatamente il processo informativo, che fu introdotto con decreto di Pio IX del 27 apr. 1871. Il 12 febb. 1903 fu approvata la validità dei processi ordinari.

La spiritualità del venerabile G. è quella caratteristica del suo Ordine: profonda umiltà, pietà affettiva molto intensa, grande devozione alla S.ma Eucaristia e alla Madonna della Consolazione, protettrice di Reggio. Fu nello stesso tempo molto attivo, non risparmiandosi sia nella predicazione sia nell'assistenza ai poveri, agli ammalati, ai bisognosi. Fu il vero restauratore della provincia dei cappuccini di Reggio dopo la bufera del 1799.

Scrisse moltissime opere storiche, scientifiche ed ascetiche, ma senza darle alle stampe per umiltà. I mss. autografi si trovano depositati in massima parte presso la S. Congregazione dei Riti, mentre alcune copie si trovano nella Biblioteca civica di Reggio e presso alcuni privati. Solo due lettere sono state pubblicate in Eco di S. Francesco (1895) pp. 176-78). Melchiorre da Pobladura ha messo in risalto i suoi meriti scientifici, umanistici e letterari.

 

 

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