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Stefano da Adoain, venerabile, nacque nel
villaggio di Adoain, in diocesi di Pamplona l'11 ottobre 1808
da Giovanni Giuseppe Marcuello e Francesca Zabalza e fu battezzato
col nome di Pietro Francesco. Educato molto cristianamente,
all'età di vent'anni abbracciò l'Ordine dei
frati minori cappuccini, vestendone l'abito il 28 novembre
1828 e prendendo il nome di Stefano. Compiuti brillantemente
gli studi filosofici e teologici, fu ordinato sacerdote il
22 dicembre 1832. I superiori, avendo riscontrato in lui doti
particolari per la predicazione, gli affidarono ben presto
questo ministero.
Per la soppressione degli Ordini religiosi del 1836 dovette
lasciare il convento di Pamplona e rifugiarsi in Italia, a
Senigallia. Allora, aderendo al desiderio di Gregorio XVI,
fu inviato dai superiori, insieme ad altri confratelli, nella
missione del Venezuela, ove arrivò nel luglio del 1842.
Dopo aver esercitato l'ufficio parrocchiale nel villaggio
di Parapara, nel 1843 si diede a predicare le missioni in
diversi luoghi e città. Affaticatosi troppo e poi ammalatosi,
ritornò in Francia, ma dopo tre anni tornò di
nuovo nel Venezuela, ove arrivò nel settembre 1847.
Si mise subito a predicare moltissime missioni, costruendo
anche tre villaggi per gli Indios.
Dal 1851 al 1856 si recò nell'isola di Cuba, ove predicò
novantacinque missioni popolari e benedisse seimilacentoquaranta
matrimoni. La sua predicazione forte e coraggiosa, specialmente
contro il concubinato, gli attirò l'ira dei nemici
e del governo civile, che ricorsero ad ogni sorta di calunnie,
dalle quali fu difeso egregiamente da S. Antonio Maria Claret.
Dall'anno 1857 al 1872 fu nel Guatemala e nella Repubblica
di El Salvador, ove predicò centododici missioni e
benedisse 13.349 matrimoni. Nel 1868 fu nominato commissario
generale delle missioni dell'America Centrale. Ciononostante
fu espulso da El Salvador e ritornò nel Guatemala.
Ben presto richiamato, tra l'entusiasmo del popolo, tornò
a El Salvador, ma poi fu nuovamente espulso. Si trasferí
allora nella California, ospite dei gesuiti.
Nel 1873 ritornò in Francia nel convento di Baiona.
Nello stesso anno poté ritornare definitivamente nella
sua patria, in Spagna, ove per sette anni, e cioè fino
alla morte, continuò la predicazione con grandi frutti
spirituali. Al tatto e alla prudenza di Stefano si deve il
fatto che alcuni conventi, perduti per la soppressione dei
religiosi, poterono essere di nuovo riacquistati dai cappuccini,
e cioè i conventi di Sanlúcar, di Pamplona,
di Arenys del Mar, di Antequera, di Masamagrell, di Andujar
e di Lucena. Per tutte queste sue benemerenze fu nominato
il 5 maggio 1879 commissario provinciale di Andalusia e vice-commissario
generale della Spagna.
Mentre si trovava a Sanlúcar de Barrameda fu colto
da grave malattia e vi morí santamente il 7 ottobre
1880. La sua causa di beatificazione fu introdotta da Pio
XII l'8 ottobre 1956.
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