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Situaziane della donna nell’Islam
... MA ALLAH NON LO VUOLE!
Il gran parlare che s’è
fatto di Safia, la giovane mamma nigeriana condannata alla lapidazione
(e poi graziata) per aver avuto una figlia dopo il divorzio, ha
fatto il giro del mondo e ha commosso (e smosso) l’opinione
pubblica. Ma per una ragazza che se l’è cavata grazie
alle lettere, ai fax, alle e-mail e alle fiaccolate organizzate
in mezzo mondo, centinaia di altre sono state eliminate senza che
nessuno abbia detto un”a” in loro favore.
Nonostante i precetti dell’Islam, che parla delle donne come
del più prezioso dono di Allah, e chiaramente stabilisce
che hanno gli stessi diritti dell’uomo, presso l’Islam
esse sono ancora molto discriminate.
Il così detto “onore di famiglia”, per esempio,
dev’essere lavato con il sangue delle donne, il cui solo crimine
è di essere nate in una società a base patriarcale,
dove gli atteggiamenti discriminatori verso il sesso femminile sono
giustificati nel nome di Allah, o presentati come leggi islamiche.
Ma si tratta di evidenti mistificazioni.
Il Corano dice:”In quanto a quelle tra le vostre donne colpevoli
di adulterio, porta quattro estimoni scelti nelle vostre famiglie;
e se loro confermano la testimonianza, allora tienile in casa, finché
la morte le liberi o Dio indichi loro la strada” (4:19). Infine
afferma:”E se due di voi se ne rendono colpevoli, puniteli
entrambi, ma se si pentono, allora lasciali in pace. Perché
Dio è misericordioso” (4:20).
Pertanto il karo kari (la pratica tribale che sancisce la morte
per chiunque sia sospettato di una relazione illecita, uomo o donna
che sia) è totalmente contrario ai precetti dell’Islam.
Ciò nonostante nel Pakistan durante il 1998, per questa tradizione
sono state uccise 475 persone Tra loro c’erano 318 donne.
Il ‘99 è stato peggiore: 500 morti. E gli anni successivi
non sono stati migliori. Nonostante il governo (si parla sempre
del Pakistan) abbia assimilato il delitto d’onore all’omicidio,
casi di karo kari si verificano praticamente ogni giorno. La maggior
parte non viene denunciata, e così quasi nessun uomo viene
punito.
Questo, tuttavia, non succede solo in Pakistan, ma anche in altri
Paesi. Gli Stati condannano simili omicidi, ma si tratta di sentenze
talmente lievi che sembra quasi una beffa al concetto di giustizia.
In Giordania, per esempio, dove un omicidio su quattro è
un delitto d’onore, gli uomini rischiano solo da tre a dodici
mesi per l’assassinio a sangue freddo delle loro parenti.
Un esempio è quello di Abdullah Yasmeen, 16 anni, stuprata
nel marzo del ‘98.
Quando scoprì di essere incinta denunciò il fatto
alla polizia che la imprigionò per “garantirle”
l’incolumità, dato che, non essendo più vergine,
poteva subire violenza anche dai familiari. Dopo tre giorni fu rilasciata
perché il padre firmò una garanzia in cui prometteva
di non minacciare la figlia. Quando però il fratello Sarhan
la vide, la uccise. “Sono fiero di averlo fatto - disse -
per lavare l’onore della famiglia. Meglio avere una morta
in famiglia che l’intera famiglia morta di vergogna”.
Secondo Sarhan, che fu condannato a sei mesi di carcere, sua sorella
aveva reso possibile lo stupro perché si trovava nel luogo
sbagliato.
Tali leggi sono inique, e in molti Paesi le donne stanno lottando
per cambiarle. In Israele, nonostante la guerra, donne ebree e arabe
operano congiuntamente per soccorrere donne musulmane condannate
a morte dalle famiglie. In Giordania altre stanno lavorando per
convincere il Parlamento e il re ad abolire le antiche tradizioni
che proteggono il delitto d’onore.
Mentre in Cina e in India si favorisce l’aborto per le femmine
(secondo la Fondazione Edhi di Karachi, il 99% di tutti i bambini
morti a Madras sono femmine), nel Nepal la situazione è opposta:
le donne che abortiscono sono arrestate. Si stima che i due terzi
delle donne che si trovano nelle prigioni nepalesi siano lì
per garbhabat, distruzione della vita, un crimine che include nello
stesso modo aborto, infanticidio e abbandono di minore.
Un caso esemplare è quello di una quindicenne di Katmandu,
violentata dal fratello della cognata. Scopertasi incinta ha abortito,
ma la cognata l’ha denunciata. Allora è stata arrestata
insieme al violentatore, ma è stata trattenuta in prigione
solo lei, condannata a 20 anni. Grazie a organizzazioni internazionali
le è stata ridotta la pena, ma quando uscirà di carcere
scoprirà di essere emarginata, sarà abbandonata anache
dai parenti e difficilmente troverà lavoro!
Egidio Picucci
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