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locale dell’Asia per una missione ad gentes, ad exteros e
ad vitam
LE CHIESE LOCALE DELL’ASIA
PER UNA MISSIONE AD GENTES, AD EXTEROS E AD VITAM
La percentuale è ferma da
anni: in Asia i cattolici sono 110 milioni, cioè meno del
3% su una popolazione che supera i quattro miliardi di abitanti:
due terzi dell’umanità. Tenendo conto che più
del 50% vive nelle Filippine, c’è da concludere che
in quasi tutte le altre nazioni i cattolici generalmente si aggirano
sull’1%. L’Islam ha invece 700 milioni di seguaci, grazie
soprattutto ai due Paesi islamici più vasti del mondo, l’Indonesia
e il Bangladesh, tutti e due con oltre 100 milioni di musulmani.
Eppure, nonostante questa presenza numericamente quasi insignificante,
ci sono chiese non si sentono così povere da non avere nulla
da dare a chiese sorelle, tant’è vero che le Filippine,
la Corea del Sud, l’Indonesia e il Vietnam hanno inviato missionari
oltre le proprie frontiere.
Tutto iniziò nel 1970, in seguito all’incontro di Paolo
VI con 180 vescovi dell’Asia e con la costituzione della Federazione
della Conferenze Episcopali dell’Asia (FABC), i cui documenti
testimoniano l’inizio e lo sviluppo della missione, della
teologia, del dialogo, dell’ecclesiologia e dell’evangelizzazione
delle chiese locali. C’è chi ha detto che la Federazione
ha alimentato una Pentecoste asiatica con iniziative che hanno rinnovato
l’apostolato locale e internazionale; iniziative prese dopo
aver riflettuto seriamente sul modo con cui le realtà sociali,
economiche e politiche influiscono sulla Chiesa e sulla sua missione.
Identificate alcune sfide da affrontare subito, come la globalizzazione
dal punto di vista etico e morale, il fondamentalismo, il degrado
ambientale e la militarizzazione, la FABC ha elaborato alcuni processi
di rinnovamento riguardanti la formazione d’una Chiesa dei
poveri e dei giovani; la costituzione d’una vera chiesa locale;
l’impegno per una profonda interiorità; la formazione
di comunità colme di fede; la promozione dell’evangelizzazione
integrale attiva; il sostegno e il servizio alla vita; l’avvio
di un triplice dialogo, e cioè con il popolo, con le culture
e con le religioni.
Per far questo sono state studiate delle strategie che prevedono
un dialogo di vita, cioè la condivisione della vita quotidiana
dei cristiani con le varie comunità locali (una vicino-logia,
è stato scritto); un’analisi sociale, cioè un
esame attento dei mutamenti sociali, delle aspirazioni del popolo
e delle comunità; una dimensione contemplativa per scoprire
la presenza e l’azione di Dio all’interno delle realtà
sociali (questo metodo ha avvicinato i poveri alla preghiera e a
una spiritualità prima sconosciuta); la pianificazione pastorale
per tradurre le iniziative precedenti in progetti realizzabili.
La FABC ha scelto anche i destinatari privilegiati della missione,
privilegiati perché domani potrebbero diventare soggetti
attivi della missione. I destinatari sono i giovani, le donne, la
famiglia, i popoli indigeni, gli emigranti e i rifugiati. Ovviamente
si tratta di una scelta mirata, perché i giovani rappresentano
la maggioranza della popolazione: le donne sono discriminate e subiscono
innumerevoli violenze fin da piccole; la famiglia può essere
culla di formazione alla fede e scuola di valori evangelici; i popoli
indigeni hanno conservato valori umani molto importanti che oggi,
però, rischiano di scomparire; gli emigranti e i rifugiati
sono vittime di gravi ingiustizie, rischiano la spersonalizzazione,
la disgregazione della famiglia o addirittura la perdita della stessa
dignità umana, e vanno aiutati a conservarli.
Per superare eventuali scoraggiamenti, possibili di fronte a un
programma così vasto e impegnativo, il Papa nell’Ecclesia
in Asia e la FABC nei suoi documenti, hanno insistito ripetutamente
sulla missione come gratitudine verso Dio, come mandato evangelico,
come fede nel Signore Gesù, come condivisione “con
i fratelli e le sorelle dell’Asia di un dono che contiene
ogni altro dono, e cioè la Buona Novella di Cristo Gesù”
(EA 19).
La riprova che il continente ha assimilato lo spirito dell’evangelizzazione
si ha nella fondazione di sei Società Missionarie, sorte
dopo il Vaticano II. Si tratta della Società Missionaria
delle Filippine (1965), della Società Missionaria di S. Tommaso
Apostolo in India (1968), del Catholic Foreign Mission Society of
Korea (1975), della Mission Society of Heralds Good News (India
1974), della Thailand Mission Society (1990) e della Lorenzo Ruiz
Mission Society delle Filippine (1997). Ad esse se ne aggiungerà
presto un’altra iniziata da poco nel Vietnam.
Gli istituti, composti naturalmente da giovanissimi, sono accomunati
da tre caratteristiche che riflettono un autentico spirito evangelico,
essendo ad gentes, ad exteros e ad vitam. Tre caratteristiche delle
prime, gloriose missioni.
Per le chiese locali dell’Asia si deve dunque dire che vivere
è evangelizzare.
Egidio Picucci
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