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nel piu’ ricco sultanato del mondo
La Chiesa nel Brunei
I CATTOLICI NEL PIU’
RICCO SULTANATO DEL MONDO
La tradizione dice che il
primo missionario ha messo piede nel Borneo mille anni dopo il riconoscimento
ufficiale del cristianesimo: il francescano Odorico da Pordenone
vi sarebbe infatti arrivato nel 1313. Altri francescani e gesuiti
vi approdarono nel corso dei secoli XVI e XVII. Verso la metà
dell’800 comparvero nella Prefettura di Labuan e del Borneo
(eretta da Propaganda Fide nel 1855) due sacerdoti del Seminario
per le Missioni Estere di Milano (l’attuale PIME), a uno dei
quali, P. Antonio Riva, fu affidata l’erigenda missione del
Brunei, un territorio che comprende due aree territoriali sulla
costa nord-ovest dell’isola del Borneo, nell’arcipelago
indonesiano.
L’avventura durò fino al 1860; vent’anni dopo
la Prefettura passò ai missionari di Mill Hill che da allora
hanno assicurato una presenza stabile sulle coste settentrionali
del Borneo. Nel 1997 la Santa Sede eresse la Prefettura Apostolica
del Brunei, scorporando il sultanato dalla diocesi di Miri, in Malaysia,
con la quale il Brunei mantiene legami etnici, storici e culturali.
“Sei anni prima - ha detto il Prefetto Apostolico mons. Cornelius
Sim - abbiamo cominciato ad avere grossi problemi, tanto che il
vescovo non poteva neppure visitare quella parte della Prefettura,
anche se la costituzione riconosce la Chiesa cattolica.
Da allora bene o male dobbiamo stare in piedi da soli, e questo
è per me un aspetto positivo, perché i nostri cattolici
stanno imparando a organizzarsi per far fronte alle varie necessità”.
Eppure il Paese arrivò all’autonomia in condizioni
eccezionalmente favorevoli per una nazione del terzo mondo: una
bassa densità di popolazione; un reddito pro capite di 20
mila dollari annui; un tasso ridotto di disoccupazione; un generoso
sistema di previdenza sociale; considerevoli riserve in valuta.
Ingegnere nella Shell Brunei, uno dei posti di lavoro più
ambiti dai connazionali, mons. Cornelius entrò in un seminario
statunitense nel 1986 e ne uscì sacerdote (il primo sacerdote
locale) tre anni dopo, con una “accelerazione” insolita,
richiesta dalla scarsità di preti nella propria terra. Nominato
Prefetto Apostolico nel 1997, ha iniziato un apostolato capillare
tra gli adolescenti e i giovani, che ha accompagnato anche alla
Giornata mondiale della gioventù a Manila (1995), “convertendosi”,
come ha detto lui stesso, vedendo come i “suoi” ragazzi
fossero particolarmente generosi e attenti agli altri.
“Dobbiamo incoraggiare un’evangelizzazione da compagno
a compagno - dice - perché i bambini non vanno dove non si
sentono accolti... Le nostre chiese sono piene di gente stanca,
mentre i bambini sono pieni di energie. Ce ne accorgiamo vedendoli
nelle quattro scuole situate nella capitale (la prima fu aperta
da Padre Stotter nel 1929, n.d.r.) e nelle altre tre che abbiamo
fuori, strutture che vogliamo conservare, nonostante i costi alti
che comportano e ai quali vanno aggiunti i sussidi per coloro che
non possono far fronte alle spese.
Lo Stato, nonostante le ricchezze che gli vengono dai giacimenti
di gas e di petrolio, da 40 anni non ci dà più niente,
anche se gli studenti delle nostre scuole sono per lo più
musulmani ai quali la scuola insegna ad alimentare i buoni principi
dell’islam. Ma non ci arrendiamo, perché é solo
partendo dalle radici, dai giovani, che l’albero della fede
può attecchire”.
L’islam è la religione ufficiale del Paese, praticato
dal 67,2% della popolazione, mentre il 12,8% segue il buddismo e
il 10% circa il cristianesimo.
Un obiettivo importante della comunità cattolica, sparsa
nei quattro distretti del sultanato, indipendente dal 1° gennaio
1984 e retto da 400 anni da una dinastia di sultani, è mantenere
buoni rapporti con le autorità musulmane, a cominciare ovviamente
dal sultano, che pare sia l’uomo più ricco del mondo.
“In passato - aggiunge mons. Cornelius che risiede a Kuala
Belait - siamo stati visti come una chiesa di stranieri, anche perché
la gerarchia si trovava all’estero. Ora dobbiamo impostare
una nuova qualità di rapporti, benché il dialogo con
i nostri vicini riguardi soltanto le minuzie della quotidianità
e non i grossi temi della vita. Dobbiamo far vedere che ci siamo
anche noi e che, pur essendo diversi, lavoriamo come tutti gli altri
al bene comune”.
I cattolici della Prefettura sono 21 mila (su una popolazione di
circa 320 mila persone, sparse su un territorio di 5.800 Kmq) ma
solo un decimo è originario del posto. Gli altri vengono
dall’India, dalla Malaysia, da Singapore, dall’Europa
e soprattutto dalle Filippine. Alla loro assistenza, secondo fonti
ufficiali, pensano il vescovo e un sacerdote religioso, P. Fang,
dei Missionari di Mill Hill. Ci sono anche due seminaristi, sui
quali il vescovo fonda buone speranze per il futuro. “Contiamo
su di loro - spiega - perché per vent’anni abbiamo
visto affievolirsi il numero dei cattolici; ma ora stiamo risalendo
la china con le fasce meno abbienti della popolazione e qualche
professionista. Accanto agli operai si trovano impiegati pubblici,
insegnanti e qualche ingegnere”.
Sul piano pastorale i laici hanno un largo spazio “perché
- dice ancora il vescovo - la gerarchia ha la sua importanza, ma
essa deve collaborare con la gente che va aiutata a interiorizzare
la propria fede, lasciandosi coinvolgere per un’attività
a largo raggio. Grazie alla spiritualità orientale il cristianesimo
è capace di coinvolgere a fondo la persona, contrariamente
a quanto accade all’islam che la va perdendo”.
Egidio Picucci.
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