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Costruita in legno e zolle d’erba la prima chiesa del Nord America

MILLE ANNI DI CRISTIANESIMO IN GROENLANDIA

Per le chiese ultramillenarie dell’Europa potrà essere una sorpresa sapere che la prima chiesa cristiana del continente nordamericano è stata costruita mille anni fa in Groenlandia, l’isola che, dopo l’Antartide, costituisce la maggiore estensione di terra ghiacciata del pianeta.
Eppure la testimonianza dell’oblato P. Paul Marx è sicura. ”Mille anni fa - egli ha scritto - sul terreno della fattoria di Eric le Roux, situato in fondo a un lungo fiordo del sud est della Groenlandia, una donna coraggiosa di nome Thjodhildur costruì una chiesetta per esprimere la sua nuova fede in Cristo Gesù. E’ in questo semplice edificio, fatto di legno e di zolle d’erba, che fu rinnovato il sacrificio del calvario per la prima volta nel continente nord americano”.
Ripercorrendo la storia, Padre Marx ricorda che la costruzione della piccola chiesa avvenne 54 anni prima del grande scisma tra Oriente e Occidente e 519 anni prima della predicazione di Lutero, in un periodo in cui “la fede crebbe tra gli Scandinavi”.

Per commemorare il millennio, il governo autonomo dell’isola (2.175 mila Kmq, con appena 58 mila abitanti, in gran parte battisti, con una piccola comunità cattolica) ha fatto costruire nella zona interessata una chiesetta identica a quella originaria, nella quale cattolici e protestanti si sono recati in pellegrinaggio, guidati dai rispettivi assistenti religiosi.
Per i cattolici c’era P. Marx con 28 persone che tra il 12 e il 19 luglio scorso hanno visitato tre località importanti per il cattolicesimo dell’isola, e cioè: Qassiarsuk (o Brattahlid), luogo in cui fu costruita la prima chiesa; Hvalsey, ove si trovano le rovine di un’antica chiesa, ben conservate; Igaliku, un tempo sede episcopale di Gardar.
I pellegrini venivano dalla parrocchia di Cristo Re di Nuuk (la capitale dell’isola), l’unica dell’intera Groenlandia dall’avvento del protestantesimo; dalla Danimarca, guidati da S.E.Mons. Czeslaw Kozon, nella cui giurisdizione si trova l’isola, e dall’Islanda (un sacerdote), luogo da cui provenivano i primi scandinavi approdati nell’isola.

Il gruppetto è stato invitato alle cerimonie liturgiche programmate dal vescovo luterano Sofie Petersen, comprendenti una celebrazione ecumenica sulle rovine della cattedrale S. Nicolau di Igaliku (l’antica Gardar), e la dedicazione della ricostruita chiesa di Thjodhildur a Qassiarsuk, alla presenza della regina Margherita II, del principe Enrico e di un centinaio di invitati.
I cattolici hanno aperto il rito cantando in gregoriano il Veni Creator Spiritus, l’inno composto prima dell’anno mille, “collegando - ha scritto P. Marx - il passato al presente, in modo da unire i cristiani di oggi a quelli dei primi tempi”.
La stessa cosa è avvenuta all’inizio della celebrazione ecumenica sulle rovine della cattedrale di Igaliku, ridotte a una fila di pietre di varia grandezza. Qui i cattolici “hanno cantato il Sanctus e il Benedictus della Missa origo (Messa I), ben conosciuta dagli Scandinavi perché risalente a prima del sec. X. Poi tutti hanno ascoltato con attenzione quattro letture bibliche in groenlandese, danese, inuktitut e inglese.
Un bel segno positivo dell’azione dello Spirito - ha aggiunto P. Marx - è che, durante il pellegrinaggio, è stato permesso ai cattolici di celebrare l’Eucaristia nelle chiese luterane”.

In Groenlandia lavorano dal 1958 gli Oblati di Maria Immacolata, chiamati a “riaprire la missione cattolica” dal vescovo di Copenaghen. Il primo a stabilirvisi fu P. Michael Wolfe, che fu accettato solo come archeologo, date le molte restrizioni che in quel tempo c’erano per l’attività apostolica. Vissuto per tre anni sotto una tenda, il missionario si trasferì in una casa nel 1963. Ora essa, insieme alla cappella, è passata alla parrocchia di Cristo Re di Nuuk, dove purtroppo non c’è nessun sacerdote, dato che P. Marx risiede in Danimarca e si reca nell’isola tra volte all’anno, restandovi sette mesi.
Prossimamente egli sarà aiutato nell’assistenza ai 150/200 cattolici da due religiosi polacchi, scelti per far parte della Vice-provincia Scandinava dell’Istituto, eretta in una zona che per i quattro quinti è coperta da una coltre di ghiaccio e che solo in giugno lascia intravedere chiazze di muschi e di licheni.

Egidio Picucci

 

 

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