Frati CappucciniTAU
Chi SiamoPersonaggiPubblicazioniVocazioniAttualitàLinks

Sei qui: Home > Pubblicazioni > Archivio articoli > Una guerra non dichiarata

UNA GUERRA NON DICHIARATA

Da anni c’è al mondo una guerra non dichiarata contro la donna, gli adolescenti e i bambini. Obiettivo facile e indifeso, per cui l’abominio da parte dei benpensanti è giustificato. Eppure il trattato internazionale più ampiamente ratificato è proprio la convenzione sui diritti del bambino!
I conflitti del sec. XX hanno smentito le teorie degli storici che vedevano la guerra come un affare disciplinato condotto da Stati sovrani. Quasi tutti i conflitti odierni infuriano, invece, all’interno di confini nazionali e il 90% delle vittime di guerra sono civili, per lo più bambini e donne.
Soldati, ribelli e sbandati bersagliano e massacrano impunemente bambini e donne, mentre bambini uccidono altri bambini e donne altre donne. Sembra talora di vivere in un’epoca di follia, quando si assiste alla “pulizia etnica” (ex Iugoslavia); alle amputazioni immotivate (Sierra Leone); allo scatenarsi delle milizie (Timor Est).

Nel decennio che ha seguito l’adozione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia (1989), più di due milioni di bambini sono stati uccisi e più di sei milioni sono stati feriti o resi invalidi in conflitti armati. Decine di migliaia sono stati vittime delle mine. Centinaia di migliaia, in violazione dei loro diritti umani, sono stati costretti a partecipare a conflitti armati come soldati, schiavi sessuali o portatori. Altri milioni sono rimasti traumatizzati dalla violenza che hanno subito o di cui sono stati testimoni, e innumerevoli altri sono morti per mancanza di cibo o di assistenza sanitaria.
A Kabul 30 mila ragazzi di dieci anni lavorano 12 ore al giorno, 7 giorni su 7; in Cambogia i quindicenni sono arruolati nell’esercito che lotta contro i khmer rossi; in India i loro coetanei cuciono scarpe dall’alba al tramonto (ma è risaputo che sono 17 milioni i bambini lavoratori nel Paese); in Italia 2.500 bambini, in prevalenza albanesi e nigeriani, sono costretti a prostituirsi.
Queste ultime cifre sono fornite da Mani Tese, l’organizzazione non governativa che è anche coordinatrice europea della Global march, la campagna internazionale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Secondo l’ong e altre organizzazioni, tra cui l’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro), sono oltre diecimila i bimbi italiani e stranieri coinvolti in attività di cartelli criminali nostrani o internazionali o arruolati dalla mafia.

Oltre 13 mila deportati dall’Albania in Italia e Grecia si vendono o elemosinano per le strade. Sempre in Italia una prostituta su tre (su una stima di ottomila) ha meno di 18 anni. A Bucarest vivono in estremo degrado tra duemila e cinquemila bambini di strada; oltre duemila si prostituiscono e molti altri in campagna sono braccianti a basso costo.
Il traffico dei minori rumeni all’estero, soprattutto ragazze, è cresciuto dopo l’89. In Portogallo quasi un carcerato su dieci è minorenne. Le ragazze russe finiscono in Germania; a Londra arrivano quelle latino-americane e asiatiche. Nel cuore dell’ex Russia crescono le babygang, assoldate da sfruttatori senza coscienza.
Metà dei poveri del pianeta, 816 milioni di persone, è costituita da bambini, per cui venire al mondo, oggi, è diventato sempre più simile a un “lancio di dadi”, un gioco di probabilità per il quale, a seconda del luogo di nascita, diverse saranno le prospettive. Un bambino nato nel Malawi o in Uganda, per esempio, vivrà la metà degli anni di uno nato a Singapore o in Svezia; e un bambino ogni tre che nascono in Paesi come il Niger o la Sierra Leone, muore prima di arrivare ai cinque anni.
Il problema riguarda anche il mondo industrializzato, dove più di un bambino su dieci, in alcune nazioni più ricche, cresce in famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà. In Italia sono poveri il 21,2% dei bambini; il reddito della loro famiglia corrisponde a metà del reddito medio italiano, un dato che cela situazioni di grave disagio culturale e sociale: lavoro nero, abbandono scolastico, ambiente insalubre.

Se a questo quadro si aggiungono le vittime dell’AIDS i numeri salgono alle stelle. Basti un dato: ogni giorno 8.500 bambini e giovani sono infettati dall’HIV e 2.500 donne muoiono di AIDS. Nel 1998 ne sono morte 900 mila, più del triplo delle vittime della guerra in Bosnia.
In Africa vivono dieci milioni di bambini e adolescenti al di sotto dei 15 anni i quali, costretti a rinunciare alla propria infanzia, si vedono negato il diritto a essere educati in una famiglia, a crescere, a studiare e a sviluppare pienamente il proprio potenziale umano.

Egidio Picucci

 

 

Copyright© 2007 Frati Cappuccini Italiani e-mail: info@fraticappuccini.it
Hosted by
Comunicare