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Editoriale

CHE PENSANO I VESCOVI DELL’ISLAM?

Che gran parlare dell’Islam dopo l’11 settembre! Se prima ne parlavano quasi soltanto gli addetti al mestiere (missionari che lavorano tra musulmani, studiosi, specialisti di questa o quella Congregazione Pontificia), ora ne parlano tutti, compreso il famoso “uomo della strada”, che non riesce a dimenticare quei due aerei che cozzano contro le torri di New York.
O l’imprendibile Bin Laden, che a tuttoggi nessuno sa se sia vivo o morto; nascosto tra i monti di Tora Bora o in Pakistan o in qualche impenetrabile bunker qua e là per il mondo.
Pochi (o nessuno?) ha ascoltato quello che dell’Islam hanno detto coloro che lo conoscono meglio di tanti altri, se non altro perché vivono (alcuni da decenni o più) gomito a gomito con i musulmani dell’Africa, dell’Asia, dell’Europa e del Medio Oriente. Sì, loro: i vescovi che hanno partecipato al recente Sinodo di Roma, provenienti dal Sudan, dalla Nigeria, dall’Algeria, dal Libano, dall’Albania, dall’Angola, dal Ciad, dall’India e da Gerusalemme.
Sentiamoli.

Il vescovo di Yei (Sudan), Mons. Erkolano Lodutombe:”Nel mio Paese c’è una persecuzione religiosa e culturale contro i cristiani, condotta dal regime fondamentalista di Khartoum con il suo programma di islamizzazione. Chiedo ai fratelli vescovi di tutto il mondo di aiutarci a porre fine a questo affossamento del Sudan: venite a visitarci! Non comprate il nostro petrolio, che è insanguinato e serve per acquistare armi”.
L’arcivescovo di Abuja (Nigeria), Mons. John Olorunfemi Onaiyekan:”Lodo l’opera meravigliosa sostenuta da Giovanni Paolo II che dialoga con l’Islam. Ma c’è un punto fermo da stabilire: ai Paesi che sembrano aver fatto dell’intolleranza religiosa e del fanatismo la base della politica di Stato, non dovrebbe essere consentito di continuare ad agire indisturbati nell’aperta violazione dei diritti umani in nome della religione”. Chiaro il riferimento al suo Paese, dove, in alcuni Stati, si tenta di imporre la sharia.
Il vescovo di Oran (Algeria), Mons. Alphonse Georger:”Il ministero della speranza nella difesa della verità può condurre il vescovo al dono della propria vita, come ha fatto il mio predecessore Pierre Clavarie: la nostra presenza in terra musulmana risulterà possibile se saremo umili servitori dell’amore gratuito di Cristo”.

Il Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano) S.B. Nasrallah Pierre Sfeir:”In Libano i vescovo cercano di ridare speranza ai fedeli privati della dignità nazionale e tentati di emigrare. La nostra regione, dove Cristo è nato, rimarrà senza alcuna testimonianza cristiana?”
Da libanese ha parlato anche P. François Eid, superiore generale dell’Ordine Maronita:”E’ drammatica la vita dei cristiani in terra d’Islam, perché i seguaci di questa religione, in conseguenza delle loro delusioni, diventano fanatici”.
Il vescovo di Scutari (Albania), Mons. Angelo Massafra ha detto:”La forza morale e l’intervento pacificatore dei responsabili delle religioni, hanno salvato l’Albania dall’abisso della guerra civile”.
L’arcivescovo di Huambo (Angola), Mons. Franisco Viti:”Bisogna predicare una fratellanza universale. Che cosa potrebbe esservi di più contrario alla pace che fare la guerra per farla finita con le guerre?”
Il vescovo di Sarh (Ciad), Mons. Edmond Jitangar:”Di fronte all’Islam, che nel nostro Paese raggiunge il 51% della popolazione, la nostra Chiesa è chiamata a manifestare la sua capacità di attingere al Vangelo le energie per affrontare la situazione di sottosviluppo”.

“In India i cristiani sono intermediari di pace tra musulmani e fondamentalisti indù. Il timore della presenza musulmana da noi non è avvertito”: parola del card. Ivan Dias, arcivescovo di Bombay.
Sempre dall’India è arrivata la denuncia dell’ingiustizia come fonte del terrorismo:”Esiste anche - ha detto l’arcivescovo di Delhi mons. Vincent Michael Conceiçao - un terrorismo nascosto e di cui si parla poco: quello di un sistema economico ingiusto che ogni giorno conduce alla morte migliaia di persone. Non dovremmo prendere posizione con i poveri e contro il sistema per il quale essi non contano nulla?”
Per il Patriarca di Gerusalemme, mons. Michel Sabbah, “la sorte del popolo palestinese e l’embargo contro l’Irak sono tra le ingiustizie politiche che alimentano il terrorismo”.

Parlando dell’islam non si poteva dimenticare S. Francesco, che fra i musulmani mandò i suoi Frati e andò lui stesso. Di lui hanno parlato P. Giacomo Bini, Ministro Generale dei Frati Minori Francescani, raccomandando che “i vescovi dovrebbero stimolare i cristiani ad essere presenti nei luoghi di frattura, come Francesco”, e il Segretario del Sinodo, Mons; Marcello Semeraro, vescovo di Oria, il quale ha ricordato quanto S. Francesco ha scritto nella Regola non Bollata. “I Frati che vanno tra i Saraceni (musulmani) non facciano dispute, siano soggetti a ogni creatura umana per amore di Dio e predichino quando piacerà a Dio che essi lo facciano”.
Programma per ieri o anche per oggi? Charles de Foucauld ha dimostrato che può essere valido anche oggi...

Egidio Picucci

 

 

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